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…l’immagine diviene via via più
frastagliata nella pittura materica di Sabrina
Falzone - Critico e Storico dell’Arte ***** Corpi materici, pastosi e grezzi, segnati
da profonde cicatrici metaforiche. Sono i solchi nei fondi di caffè,
principale materia prima di questo inquieto collante, che con l’olio e il silicone
riesce a non sgretolarsi, ma rimane vivo e denso di indecifrabile
concretezza. Le ferite dell’anima diventano apertamente visibili e concrete,
alcune aperte e sanguinanti, altre che si curano e rammendano con ago e filo,
da cui le evidenti cuciture che emergono come dettagli del dolore sulla pelle
delle donne ritratte. Vera
Agosti – critica e curatrice di mostre d’arte contemporanea ***** Fa riflettere l’incontro con le opere di La lettura dei quadri di La figura femminile viene più volte
riproposta e dà sensazioni simili, ma diverse per intensità. E’ lo stato
d’animo che propone all’infinito lo scorrere della visione ed è la capacità
del grande artista che la ferma. Le ferite a taglio profondo, o più estese a
cracklè (la lacerazione), lasciano intravedere una cucitura con filo
(elemento ottimistico), mentre la linea di contorno della figura è ben
marcata e pura (il radicamento della donna amata). Grande armonia d’insieme e
colori caldi, accattivanti verso il loro dire pittorico. Valter
Fabbri – giornalista e critico d’arte ***** …il fiore ha come un
miele che inebria l’aria; un suo vapor che bagna l’anima d’un
oblìo dolce e crudele (Digitale Purpurea,
Pascoli) Una sensualità celata da garze e stracci.
Una leggera vibrazione di colore. Sembra di sentire il respiro corto e
dolcemente sofferto di alcune poesie pascoliane. Un Gelsomino notturno che si
dischiude in gesso e cemento, una Digitale purpurea il cui profumo si
intuisce da lontani lamenti. Veli di materia trasparente su fiori e cicatrici
che pulsano, magicamente intrappolati dalla sostanza del tempo, del ricordo,
di una bellezza soffusa. C’è una passione nostalgica, a tratti irruenta, a
seconda che si tratti di quadri i cui contorni siano definiti in quelli di
soggetti reali, come i fiori, evocativi di atmosfere crepuscolari, o di opere
in cui il cuore dell’artista si addentra in una rabbia bruciante, a disfare
ogni profilo. Stropicciati di fuoco e aperti come ferite. Un andamento
pittorico silenziosamente contraddittorio, che potrebbe svelare gli
indomabili movimenti psichici. Cristalli floreali protetti da un sapore
eterno, alternati a squarci di vivido rosso. Viola
Lilith Russi - critica e curatrice di mostre d’arte contemporanea ***** Mauro per il suo spessore intellettuale
supera e varca i confini e i limiti del suo tempo. Dotato di una pregevole e sicura capacità
grafica, riesce a plasmare la materia col suo pensiero, a trasferire in essa
la sua interiorità dinamica e creativa e a mettere a nudo una personalità
sensibile, ma fortemente evoluta, dove non trovano spazio abitudini mentali
statiche e teorie superate. La raffigurazione grafica tradizionale del
reale che in passato gli è servita per l’osservazione attenta della realtà,
per l’apprendimento delle tecniche della pittura e per l’approccio al colore,
oggi è trasfigurata da una visione più originale, più vicina al suo temperamento.
Ha maturato un diverso modo di rappresentare il vissuto, di uscire da quei
luoghi comuni che spesso banalizzano un’opera pittorica e che si allineano al
pensiero della massa anonima e ripetitiva. Mauro ha trovato una strada nuova per
uscire dal quotidiano. Ha adottato una tecnica diversa, utilizzando materiali
semplici come garze, pezze sottili che imbevute di cemento e applicate su
tela preparata seguono le mani esperte dell’artista, fino ad assumere le
forme che egli desidera dare all’oggetto preso in esame. La realizzazione dell’opera non segue uno
stereotipo comune, segue invece un impulso che provenendo dal profondo
dell’essenza emotiva dell’autore e quindi da fonte spirituale e da masse di
energia ribollenti nell’intimo, generano, altresì, essenze di colore, di
forme, di movimenti, di contrasti. La rosa non è un limite nello spazio, ma un
infinito nello spazio stesso, un illimitato e la sua espansione non radica in
un contenitore qualsiasi, ma dirama oltre la tela, oltre lo stesso concetto di
determinazione, di limitatezza. Da questa fuga oltre l’astratto emerge il
cuore della raffigurazione, l’intima essenza dello stesso concetto
dell’esistere, del regno dove dominano le interiorità di quel fiore, la
ragione del suo essere: respiro, dinamismo, potenza interiore. L’opera non presenta mai l’aspetto esterno
dell’oggetto, ma la struttura del suo “Io”. Come Mauro sia giunto all’elaborazione del
suo pensiero è facile intuirlo. Il vero artista si stacca dalla logica
della massa che vuole capire, senza porsi degli interrogativi, che si
accontenta di modelli semplici e strutturati. Egli cura il prodotto più affine al suo
temperamento, alla sua sensibilità, ha una visione fisica e metafisica del
reale che spesso sprofonda nella ricerca spasmodica di una verità universale,
di un linguaggio pittorico più intimo, più confidenziale. L’originalità di un’opera d’arte si misura
attraverso i parametri della sensibilità soggettiva, della consapevolezza che
viaggiando virtualmente dentro se stessi si può scoprire un mondo diverso,
nuovo e straordinario. Nelle opere pittoriche di Mauro esiste
questa tormentosa, dolorosa e affannosa ricerca, perché nel creare egli non
risparmia né le sue forze fisiche, né le sue ricchezze spirituali, come se
nella sua azione emergesse lo stesso impulso divino che ha dato origine alla
nascita dell’universo. Osservando un dipinto di Maria
Giovanna Casu – scrittrice, poetessa e critica d’arte ***** La sperimentazione artistica nella tecnica
dell’acquerello diparte dalle funzioni cromatiche che l’artista conferisce
alle sue emozioni, ai soggetti illuminanti, ai giochi tra verità velate ed
oniriche rappresentazioni. La ricerca dell’artista, pregna di toni
antroposofici, rievoca emozioni sulla coscienza storica di matrice
steineriana, e ripropone quesiti di carattere introspettivo, introducendo
retouché di esperienze vissute ravvisabili nei circoscritti ed espansi
movimenti del colore. Memorie kandinskiane rilevano dai flutti
vivaci con colorazioni astratte, e dai soggetti emergenti nei ritagli
dimensionali spazio – tempo. Si comprende, pertanto, come l’artista
renda esistenziale ogni traccia decorativa in un universo dove nulla è
lasciato al caso, dove l’apparente vaniloquio cromatico suscita informazioni
comprensibili all’astante, esercitando un divenire musicale, ora grave, ora
dolce, sulle gradazioni policrome. Il colore riveste un ruolo di poeta,
interprete e nunzio dell’indistruttibilità dell’anima, in sintonia con la
tradizione del primo novecento avanguardista. Il blu e il giallo, rispettivamente il
cielo e la terra, seguendo la lezione dei maestri teorici dell’astrattismo,
rivelano percezioni interiori di antiche energie naturali, ed ancora
l’interpretazione di profonde forze centrifughe; il verde, emblematico nei
suoi caratteri, interpreta il dinamismo spirituale e tensione artistica, con
benefico valore per l’individuo. L’artista tenta così di liberarsi dei
limiti fisici, sovrapponendo atmosfere spirituali e tonalità cromatiche
affiancate da empirici vissuti: egli non si cura di stabilire contatti
concreti tra le forme, e predilige che siano le forme medesime a dettare i
movimenti astratti delle sue composizioni. Gli acquerelli di Armonia nelle dimensioni, simboli nelle
forme e quasi geroglifici nei colori, raccontano significative esperienze
tradotte al ritmo di conversazioni sinfoniche. Lo spettatore, nella
contemplazione delle opere, esiste in un rapporto esteriore richiamando una
partecipazione scenica, e interagisce con dialoghi fiabeschi nell’attesa di
una morale soggettiva. Matteo
Arcodia Fonseca - critico d’arte
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