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…l’immagine diviene via via più frastagliata nella pittura materica di Mauro Lacqua con un metodo pittorico in grado di rivelare la carica erotica della donna, proiettando un’intensa luminosità sul corpo, emergente da uno scenario particolarmente caliginoso.

 

Sabrina Falzone - Critico e Storico dell’Arte

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Corpi materici, pastosi e grezzi, segnati da profonde cicatrici metaforiche. Sono i solchi nei fondi di caffè, principale materia prima di questo inquieto collante, che con l’olio e il silicone riesce a non sgretolarsi, ma rimane vivo e denso di indecifrabile concretezza. Le ferite dell’anima diventano apertamente visibili e concrete, alcune aperte e sanguinanti, altre che si curano e rammendano con ago e filo, da cui le evidenti cuciture che emergono come dettagli del dolore sulla pelle delle donne  ritratte.

 

Vera Agosti – critica e curatrice di mostre d’arte contemporanea

 

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Fa riflettere l’incontro con le opere di Mauro Lacqua: una siluette di donna che si copre il viso con un braccio ed ha il corpo segnato da fenditure profonde. Colori spalmati quasi in monocromia, molto intensi, tono su tono a copertura totale del quadro.

La lettura dei quadri di Mauro Lacqua diventa improvvisamente semplice. I sentimenti lineari, appaiono coerenti ad un sentire profondo delle sofferenze e ad una grande forza verso la vita.

La figura femminile viene più volte riproposta e dà sensazioni simili, ma diverse per intensità. E’ lo stato d’animo che propone all’infinito lo scorrere della visione ed è la capacità del grande artista che la ferma.

Le ferite a taglio profondo, o più estese a cracklè (la lacerazione), lasciano intravedere una cucitura con filo (elemento ottimistico), mentre la linea di contorno della figura è ben marcata e pura (il radicamento della donna amata). Grande armonia d’insieme e colori caldi, accattivanti verso il loro dire pittorico.

 

Valter Fabbri – giornalista e critico d’arte

 

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…il fiore ha come un miele che inebria l’aria; un suo vapor che

bagna l’anima d’un oblìo dolce e crudele

(Digitale Purpurea, Pascoli)

 

Una sensualità celata da garze e stracci. Una leggera vibrazione di colore. Sembra di sentire il respiro corto e dolcemente sofferto di alcune poesie pascoliane. Un Gelsomino notturno che si dischiude in gesso e cemento, una Digitale purpurea il cui profumo si intuisce da lontani lamenti. Veli di materia trasparente su fiori e cicatrici che pulsano, magicamente intrappolati dalla sostanza del tempo, del ricordo, di una bellezza soffusa. C’è una passione nostalgica, a tratti irruenta, a seconda che si tratti di quadri i cui contorni siano definiti in quelli di soggetti reali, come i fiori, evocativi di atmosfere crepuscolari, o di opere in cui il cuore dell’artista si addentra in una rabbia bruciante, a disfare ogni profilo. Stropicciati di fuoco e aperti come ferite. Un andamento pittorico silenziosamente contraddittorio, che potrebbe svelare gli indomabili movimenti psichici. Cristalli floreali protetti da un sapore eterno, alternati a squarci di vivido rosso.

 

Viola Lilith Russi - critica e curatrice di mostre d’arte contemporanea

 

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Mauro per il suo spessore intellettuale supera e varca i confini e i limiti del suo tempo.

Dotato di una pregevole e sicura capacità grafica, riesce a plasmare la materia col suo pensiero, a trasferire in essa la sua interiorità dinamica e creativa e a mettere a nudo una personalità sensibile, ma fortemente evoluta, dove non trovano spazio abitudini mentali statiche e teorie superate.

La raffigurazione grafica tradizionale del reale che in passato gli è servita per l’osservazione attenta della realtà, per l’apprendimento delle tecniche della pittura e per l’approccio al colore, oggi è trasfigurata da una visione più originale, più vicina al suo temperamento. Ha maturato un diverso modo di rappresentare il vissuto, di uscire da quei luoghi comuni che spesso banalizzano un’opera pittorica e che si allineano al pensiero della massa anonima e ripetitiva.

Mauro ha trovato una strada nuova per uscire dal quotidiano. Ha adottato una tecnica diversa, utilizzando materiali semplici come garze, pezze sottili che imbevute di cemento e applicate su tela preparata seguono le mani esperte dell’artista, fino ad assumere le forme che egli desidera dare all’oggetto preso in esame.

La realizzazione dell’opera non segue uno stereotipo comune, segue invece un impulso che provenendo dal profondo dell’essenza emotiva dell’autore e quindi da fonte spirituale e da masse di energia ribollenti nell’intimo, generano, altresì, essenze di colore, di forme, di movimenti, di contrasti.

La rosa non è un limite nello spazio, ma un infinito nello spazio stesso, un illimitato e la sua espansione non radica in un contenitore qualsiasi, ma dirama oltre la tela, oltre lo stesso concetto di determinazione, di limitatezza.

Da questa fuga oltre l’astratto emerge il cuore della raffigurazione, l’intima essenza dello stesso concetto dell’esistere, del regno dove dominano le interiorità di quel fiore, la ragione del suo essere: respiro, dinamismo, potenza interiore.

L’opera non presenta mai l’aspetto esterno dell’oggetto, ma la struttura del suo “Io”.

Come Mauro sia giunto all’elaborazione del suo pensiero è facile intuirlo.

Il vero artista si stacca dalla logica della massa che vuole capire, senza porsi degli interrogativi, che si accontenta di modelli semplici e strutturati.

Egli cura il prodotto più affine al suo temperamento, alla sua sensibilità, ha una visione fisica e metafisica del reale che spesso sprofonda nella ricerca spasmodica di una verità universale, di un linguaggio pittorico più intimo, più confidenziale.

L’originalità di un’opera d’arte si misura attraverso i parametri della sensibilità soggettiva, della consapevolezza che viaggiando virtualmente dentro se stessi si può scoprire un mondo diverso, nuovo e straordinario.

Nelle opere pittoriche di Mauro esiste questa tormentosa, dolorosa e affannosa ricerca, perché nel creare egli non risparmia né le sue forze fisiche, né le sue ricchezze spirituali, come se nella sua azione emergesse lo stesso impulso divino che ha dato origine alla nascita dell’universo.

Osservando un dipinto di Mauro si ha infatti la sensazione che la materia compia gli stessi atti della sua nascita primordiale: l’evolversi, l’espansione, la dinamicità, la corposità, la plasticità. Tele di grandi proporzioni che nulla contengono se non lo strumento della metamorfosi strutturale della vita che, una volta abbandonata la materia, si libera nello spazio infinito priva di vincoli, di schemi precostituiti, originando sensazioni ed emozioni profonde.

 

Maria Giovanna Casu – scrittrice, poetessa e critica d’arte

 

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La sperimentazione artistica nella tecnica dell’acquerello diparte dalle funzioni cromatiche che l’artista conferisce alle sue emozioni, ai soggetti illuminanti, ai giochi tra verità velate ed oniriche rappresentazioni.

La ricerca dell’artista, pregna di toni antroposofici, rievoca emozioni sulla coscienza storica di matrice steineriana, e ripropone quesiti di carattere introspettivo, introducendo retouché di esperienze vissute ravvisabili nei circoscritti ed espansi movimenti del colore.

Memorie kandinskiane rilevano dai flutti vivaci con colorazioni astratte, e dai soggetti emergenti nei ritagli dimensionali spazio – tempo.

Si comprende, pertanto, come l’artista renda esistenziale ogni traccia decorativa in un universo dove nulla è lasciato al caso, dove l’apparente vaniloquio cromatico suscita informazioni comprensibili all’astante, esercitando un divenire musicale, ora grave, ora dolce, sulle gradazioni policrome.

Il colore riveste un ruolo di poeta, interprete e nunzio dell’indistruttibilità dell’anima, in sintonia con la tradizione del primo novecento avanguardista.

Il blu e il giallo, rispettivamente il cielo e la terra, seguendo la lezione dei maestri teorici dell’astrattismo, rivelano percezioni interiori di antiche energie naturali, ed ancora l’interpretazione di profonde forze centrifughe; il verde, emblematico nei suoi caratteri, interpreta il dinamismo spirituale e tensione artistica, con benefico valore per l’individuo.

L’artista tenta così di liberarsi dei limiti fisici, sovrapponendo atmosfere spirituali e tonalità cromatiche affiancate da empirici vissuti: egli non si cura di stabilire contatti concreti tra le forme, e predilige che siano le forme medesime a dettare i movimenti astratti delle sue composizioni.

Gli acquerelli di Mauro Lacqua manifestano devozione all’estetica, concepita come sintesi astratta di un’incessante ricerca che protende alla conoscenza del sensibile nell’arte; l’artista, attraverso l’intersecarsi di forme, talvolta, muove sensazioni verso l’astante o si allontana da esso, ampliando lo spazio della superficie piana attraverso un corretto uso del colore.

Armonia nelle dimensioni, simboli nelle forme e quasi geroglifici nei colori, raccontano significative esperienze tradotte al ritmo di conversazioni sinfoniche. Lo spettatore, nella contemplazione delle opere, esiste in un rapporto esteriore richiamando una partecipazione scenica, e interagisce con dialoghi fiabeschi nell’attesa di una morale soggettiva.

 

Matteo Arcodia Fonseca - critico d’arte

 

 

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